Quella farmacia Sansone, scrigno di storia e cultura

Mattinata, un sogno il ricovero dei reperti in un museo

Per i turisti, una delle suggestive attrattive di questa estate mattinatese è stata, come del resto avviene ogni anno, la “umanissima Farmacia Sansone“, scrigno di storia e cultura, simbolo dell’instancabile ed amorevole lavoro di “recupero della memoria” fatto in tutta la sua vita dalla speziale, al secolo don Matteo Sansone “archeologo per passione, farmacista per necessità” come amava definirsi, (è scomparso a marzo del 1992 all’età di 76 anni).

E’ una farmacia “speciale” tanto da far scrivere nel lontano 1994 sul libro dei visitatori a Lino Banfi, uno degli attori pugliesi più amati dagli italiani, quello che poi diventò per tutti “nonno Libero” della omonima serie televisiva, una frase così: ” …per la prima volta nella mia vita ho comprato delle pomate in un museo. Incredibile…“.

Fu portato da amici mattinatesi a visitare la arcinota farmacia, che allora stava in Via Grilli, e Pasquale Zagaria da Canosa di Puglia rimase estasiato. Oggi (a da tempo ormai) la farmacia dello speziale sta in corso Matino, versante nord del centro abitato. Ma ha conservato intatto il suo fascino di luogo dell’anima.
Si entra ed accanto a pomate, creme, bevande energetiche, medicinali si apre una umanissima stanza – entrando sulla destra – adibita a piccolo e suggestivo angolo museale. Cattura subito l’attenzione di chi vi accede. Vetrinette e stipi antichi coprono per intero la parete: all’interno boccette e reperti antichi, ninnoli e fibule antiche fanno bella mostra di sé. Di fianco ad una bilancia, impettita svetta finanche una imponente stele dauna (un tipo di monumento funerario in pietra, diffuso presso la civiltà dauna), diventata ormai l’attrattiva principale dei vacanzieri.

E’ uno straordinario ambiente, capace di proiettare tutti all’indietro nel tempo. Accanto alla “quotidiana normalità” del presente fatta di andirivieni, di ricette, di medicinali è adagiata la “storia“. La quale racchiusa in quella piccola stanza, sprigiona verso il visitatore una magia indescrivibile, cattura ammalia. Il turista al cospetto di tanta magnificenza è portato a muoversi con circospezione, con rispetto, come timoroso di urtare qualcosa.

  • Fonte: Francesco Trotta
    Gazzetta del Mezzogiorno
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