“O’ Scartellàte, a’ scartelléte”, il dolce della fortuna: tra Natale, dialetto e tradizione popolare

Dalle tavole di Mattinata alle radici napoletane: storia, significato ed etimologia di una specialità natalizia che intreccia gusto, superstizione e cultura antica

Scartelléte, il dolce della fortuna

Natale ormai è alle porte e sulle tavole dei mattinatesi, oltre ai più commerciali panettoni e pandori, saranno i dolci della tradizione a primeggiare: pettole, calezuncìedde e scartelléte, o cartellate come in età contemporanea questo termine antico è stato italianizzato.

Francesco Granatiero, nel suo “Dizionario del dialetto di Mattinata – Monte Sant’Angelo” alla voce scartelléte, così scrive: “sfoglia con vino bianco e zucchero accartocciata e fritta, la quale può contenere miele, cannella e mandorle abbrustolite”.

Questa ricetta presenta altre varianti nel Gargano e nell’intera Provincia di Capitanata, dove il miele viene sostituito dal vincotto di vino o di fichi e alle mandorle tritate e abbrustolite si preferiscono gli zuccherini colorati.

Ma quale è l’etimologia di questo termine gastronomico o meglio da dove deriva?
Senza ombra di dubbio la sua origine affonda nella vicinanza della nostra cultura con quella napoletana dove lo Scartellato, al maschile, ha un posto di assoluto rilievo.   

E la nostra scartellata abbonda di gobbe arravugliate una sull’altra!

La nostra scartellata abbonda di gobbe arravugliate una sull’altra
La nostra scartellata abbonda di gobbe arravugliate una sull’altra

Ma cosa vuol dire ‘o scartellato?
Il gobbo, o scartellato (da “avere lo scartello” ossia la gobba), è una figura che ha un significato importante nella cultura popolare napoletana perché considerato un potente portatore di ricchezza, prosperità e buona fortuna. La genesi scaramantica di questo personaggio ha origini antichissime.

Il gobbo, o scartellato (da “avere lo scartello” ossia la gobba)
Il gobbo, o scartellato (da “avere lo scartello” ossia la gobba)

Lo “Sciò Sciò” è una buffa figura scaramantica napoletana, un personaggio popolare e portafortuna che scaccia il malocchio e la sfortuna usando formule come “Sciò sciò ciucciuè” (allontana la civetta, simbolo di sventura), amuleti e incenso, spesso raffigurato come un gobbo carico di corni, ferri di cavallo e altri simboli protettivi, una tradizione viva nel presepe di San Gregorio Armeno e nelle case partenopee.

Origine e significato: “Sciò” deriva dal gesto di “scacciare” via il male.

“Ciucciuè” si riferisce alla civetta, un animale che un tempo rappresentava la sfortuna, ma che qui viene scacciato per portare fortuna.

Funzione: Proteggere da malocchio, malelingue e cattive influenze, portando benessere e prosperità.

Caratteristiche iconografiche
Aspetto: Spesso goffo, con un sorriso ironico, ricco di amuleti.

Simboli: Cappello, giacca con corni rossi, ferri di cavallo, carte napoletane, un “turibolo” (la “buatta”) per l’incenso, ombrello e valigia.

Materiali: Realizzato tradizionalmente in terracotta (testa, mani, piedi), con corpo in stoppa e vestiti in stoffa, come nelle botteghe di San Gregorio Armeno a Napoli.

Nella tradizione napoletana
Presenza: Si trova nelle case come statuina, nei presepi e a volte è anche una figura folkloristica che si esibisce per le vie di Napoli.

Valore: Non è solo un oggetto decorativo, ma un pezzo di storia, arte e magia popolare, che riflette l’ironia e la superstizione partenopea.

Formula scaramantica: Oltre al nome, si recita la formula: “Uocchio, maluocchio… funecelle all’uocchio… aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape ‘e alice e cape d’aglio“.

Quando lo Scartellato, abbigliato con tutti i paramenti e i ferri del mestiere, ma soprattutto col turibolo, una buatta di pelati fumante incenso, si presenta davanti alle porte delle abitazioni napoletane, soprattutto la domenica mattina, viene lasciato entrare per incensare tutte le stanze e scacciare la malasorte.

Nella Smorfia e nella tombola napoletana il numero associato allo Scartellato è il 57: inutile ricordare che nelle antiche ricevitorie del Lotto immancabile era l’omino con la gobba che, per necessità e per mestiere si lasciava strofinare la deformazione dagli avventori – giocatori che in cambio ricambiavano con qualche spicciolo.

Nella Smorfia e nella tombola napoletana il numero associato allo Scartellato è il 57
Nella Smorfia e nella tombola napoletana il numero associato allo Scartellato è il 57

E per finire non possiamo dimenticate la maschera da iettatore impersonata da Totò nello sketch intitolato “La patente”, tratto da un dramma di Luigi Pirandello.

Totò nello sketch intitolato “La patente”
Totò nello sketch intitolato “La patente”
Antonio Latino
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