Santa Maria della Luce, una celebrazione tra memoria e fede per due importanti anniversari
Santa Maria della Luce, una celebrazione tra memoria e fede per due importanti anniversari
L’anniversario della dedicazione e consacrazione della chiesa, avvenuta il 13 settembre 1991, si intreccia con i sessant’anni di sacerdozio di don Francesco La Torre, per oltre quarant’anni parroco della comunità
14 Settembre 2026
Don Francesco La Torre durante la celebrazione per i suoi 60 anni di sacerdozio e per l’anniversario della dedicazione della chiesa di Santa Maria della Luce
Nella chiesa di Santa Maria della Luce si è celebrato l’anniversario della sua dedicazione e consacrazione, avvenuta il 13 settembre 1991. La celebrazione è coincisa con il sessantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Francesco La Torre, per oltre quarant’anni parroco della comunità, che ha presieduto la Messa in rendimento di grazie al Signore.
Nell’omelia don Francesco ha ripercorso i suoi sessant’anni di sacerdozio, parlando del sacerdote come colui che annuncia Gesù e cerca di renderLo presente nella vita delle persone. Ha parlato anche della dimensione umana del sacerdote, delle sue fragilità, delle inquietudini, delle speranze e delle fatiche che accompagnano ogni cammino.
Torna alla mente, sul punto, una frase di John Henry Newman: “Dio mi ha creato per renderGli qualche servizio preciso”.
Come non collegare questa frase al servizio sacerdotale di don Francesco, al senso della vocazione e agli anni trascorsi nella Parrocchia ?
Nel corso dell’omelia ha ringraziato in particolare le “persone adulte nella fede“, quelle che hanno saputo partecipare alla vita della comunità, assumersi responsabilità e dare il proprio contributo nei momenti in cui ce n’era bisogno.
Don Francesco La Torre durante la celebrazione per i suoi 60 anni di sacerdozio e per l’anniversario della dedicazione della chiesa di Santa Maria della Luce
Anche la storia della chiesa di Santa Maria della Luce è fatta di momenti difficili e di ripartenze. Terremoti e incendi hanno provocato nel tempo danni alla struttura. Ogni volta, però, la risposta è stata quella della cura, della ricostruzione e della fiducia. Di fronte alle difficoltà, la comunità ha saputo reagire, raccogliere le proprie energie e trasformare la prova in un nuovo impegno. Le ferite del tempo sono diventate così parte di una storia più grande, nella quale la fedeltà e la partecipazione hanno consentito al luogo di continuare a vivere.
Proprio ricordando questa storia, don Francesco ha richiamato le parole latine incise sul frontone:
PULCRUM REDDERE TEMPLUM, VOTA VOVERE MIGRANTES.
FACTIS NON VERBIS, CONTRIBUERE SIMUL – “Gli emigranti fecero voto di rendere bello il tempio: contribuirono con i fatti e non con le parole“.
Il motto ricorda il legame che tanti emigranti hanno continuato a mantenere con la propria terra, contribuendo anche da lontano alla vita e alla cura della chiesa.
La dedicazione alla Vergine della Luce richiama una luce che continua ad accompagnare la comunità e il suo cammino.
La celebrazione ha avuto così anche il sapore di un ricordo personale e collettivo: quello di una lunga esperienza sacerdotale e quello di una chiesa che, attraverso le generazioni, è stata custodita da tante persone.
Sessant’anni di sacerdozio sono una tappa importante. Per don Francesco sono soprattutto una ragione per dire grazie e per guardare avanti, continuando a stare accanto alla sua comunità.
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