Mons. Michele Castoro, il pastore che ha fatto del servizio una testimonianza di fede

A otto anni dalla scomparsa, il ricordo di un uomo vicino alla gente, capace di lasciare un segno profondo nella Chiesa e nella comunità

Mons. Michele Castoro

Non è affatto vero, come spesso si sostiene, che nel nostro tempo non esistano profeti capaci di indicare la strada. Anzi, vi sono persone che, anche quando il cammino appare incerto, sanno offrire orientamento, quasi apponendo una segnaletica discreta ed essenziale.
Sono uomini e donne che danno sapore alla comunità per la loro cultura, il buon senso e la forza della fede, contribuendo a costruire una comunità che vive, cresce e si arricchisce attraverso la collaborazione reciproca e il senso del bene comune.

Una di queste persone è Mons. Michele Castoro, nato ad Altamura nel 1952 e ordinato sacerdote nel 1977. Dopo il servizio presso la Congregazione per i Vescovi, fu nominato vescovo di Oria nel 2005 e, successivamente, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo nel 2009.

Il suo ministero fu segnato da una dedizione totale al popolo affidatogli, con particolare attenzione all’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” e ai luoghi della spiritualità legati a Padre Pio.

Fino all’ultimo giorno, con straordinaria serenità, soleva ripetere: “Io sono pronto”. Parole semplici, ma cariche di una fede profonda, mai oscurata dalla paura della morte.

Come ricordava San Gregorio Magno, “il pastore deve essere vicino a tutti con la compassione e sopra tutti con la contemplazione”: in queste parole si coglie pienamente il senso del suo ministero, vissuto sempre tra la gente e per la gente.

Non a caso, Papa Francesco volle anticipare la sua visita a San Giovanni Rotondo, quasi a riconoscere in lui un pastore che si era speso senza riserve per il suo popolo.

Uomo sorridente, buono, giusto, leale e mite; capace di comprendere le inquietudini della sua comunità diocesana e di farsene carico con discrezione e responsabilità.

Nel tempo, il popolo di Dio ha colto fino in fondo la misura della sua grandezza. Non esitava a fermarsi, in ogni luogo, come il buon samaritano, a curare le ferite di chi aveva bisogno, facendo della prossimità la cifra più autentica del suo ministero.

Morì il 5 maggio 2018, lasciando una testimonianza viva che continua a parlare al presente e a indicare una strada possibile: quella di una fede incarnata nella storia e di farsi servizio.

Una vita spesa interamente per gli altri, nella quale il ministero si è fatto dono, divenuto memoria viva, dove iniziano a scorgersi i segni di una santità da riconoscere senza indugio.

Michele di Bari
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