Eroico salvataggio in un’abitazione in fiamme a Manfredonia: tra i premiati il mattinatese Michele Gentile
- 15 Febbraio 2026
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La Torre Pizzidde, ultimo baluardo delle antiche fortificazioni mattinatesi
Approfitto del clamore suscitato in questi giorni dal tragico crollo della medievale Torre dei Conti, ubicata a ridosso dei Fori Imperiali in Roma, per sollevare un caso analogo che malauguratamente potrebbe, speriamo di no, interessare il nostro territorio.

Mi riferisco alla cosiddetta Torre Pizzidde o Pizzilli, già vandalizzata negli anni ’60 con l’asportazione dell’elegante merlatura che la distingueva dalle altre fortificazioni di questo tipo, e che nell’ultimo decennio, ancora adibita dai proprietari ad uso agricolo, presenta grosse criticità di natura statica: oltre al crollo di una torretta a balconcino a ridosso dei merli, alcune grosse crepe attraversano longitudinalmente tutto il primo piano e, quasi un triste presagio, lanciano un grido di allarme ai tanti distratti passanti diretti per sport o devozione verso la Cappella rurale di San Matteo, quindi nella Piana dei Funni.
Ma tra il XV e il XVII secolo qual era la finalità di questa e altre simili costruzioni robuste che pullulavano nel territorio mattinatese?
In questa ricerca vengono in nostro aiuto alcune Mappe redatte a scopo militare per fronteggiare le incursioni turcomanne, mappe ancor oggi utili a capire quello che era realmente il nostro territorio in quegli anni. E proprio dall’esame di due mappe ci rendiamo conto che Mattinata ancora non è una entità urbana definita, ma una locazione così denominata, parte dell’Università di Monte Sant’Angelo, ovvero il Comune capoluogo, caratterizzata dalla presenza di tante torri troncopiramidali, a base quadrata, disseminate nel territorio.


Mattinata quindi, assimilabile a una piccola Bologna turrita che aveva origine dalle torri prettamente militari previste nel Piano di difesa costiera predisposto dal Viceré don Pedro da Toledo a partire da quella che si ergeva su Monte Saraceno, alla Torre del Porto (oggi della famiglia Sansone) al centro della piana, alla Torre su Monte Barone, in zona Mergoli, solo per quanto riguarda il territorio di nostra pertinenza.



Ma oltre a queste torri presidiate da guarnigioni, quasi contemporaneamente sorsero altre torri padronali con le medesime finalità difensive, disseminate in tutto l’anfiteatro mattinatese ed enumerate da don Salvatore Prencipe nella sua monografia “Mattinata, la nuova Matinum”. Queste torri private erano abitate dalle famiglie dei Torrieri (da cui probabilmente l’origine del cognome locale La Torre). Oggi resiste ancora in contrada San Matteo, la Torre dei Pizzidde (diventato agnome della famiglia che la abitava e custodiva e che ancora oggi identifica i suoi componenti), così chiamata per i suoi merli, i cosiddetti pizzilli: la merlatura che la sovrasta, unica nel suo genere, è l’ultima testimonianza delle fortificazioni destinate alla difesa e all’avvistamento di incursori provenienti dal mare, per lo più da oriente, tra il XV e il XVII secolo, nell’entroterra Mattinatese.


Oggi questo vecchio manufatto rischia irrimediabilmente di scomparire a causa delle evidenti crepe sulla facciata, acuitesi nell’ultimo decennio. Questa, eretta nel 1684, era una torre di vedetta padronale, cioè di proprietà privata, non annoverata tra quelle previste nel già menzionato Piano di difesa costiera del Viceré don Pedro de Toledo.
Il territorio di Mattinata, oltre alle tre torri demaniali di Monte Saraceno (scomparsa), del Porto (oggi di Sansone) e di Monte Barone (scomparsa) pullulava di altre costruzioni turrite, come ancora testimoniato dalle mappe del Marchese di Celenza e dell’Abate Giovanni Battista Pacichelli. Ancora in contrada Tre Torri ammiriamo la Torre oggi detta Santamaria, grazie agli attuali proprietari che l’hanno sapientemente recuperata.
Il mio appello accorato è indirizzato alla competente Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio perché, alla luce di quanto accaduto a Roma per la Torre dei Conti, si attivi, anche intervenendo presso gli odierni privati proprietari, per la sua messa in sicurezza, quindi il recupero di questo e di altri beni di proprietà privata, ma di interesse pubblico (vedi il Frantoio del Carmine) che rischiano irrimediabilmente di scomparire.