Mattinata, lo scherzo della radio: quando fu accusato per finta dell’omicidio di John Fitzgerald Kennedy
Una burla geniale orchestrata in un barbiere di Mattinata negli anni ’60: una finta radiocronaca trasformò un saputello del paese nel presunto assassino di John F. Kennedy
Il barbiere di Piazza Roma, sotto l’attuale Palazzo Barretta oggi sede del Comune di Mattinata; nel riquadro, John Fitzgerald Kennedy
Quando la noia si combatteva con l’ingegno, gli scherzi diventavano vere e proprie opere d’arte. A volte bastava poco: un gruppo di amici, un bersaglio perfetto e tanta fantasia. Così nacque, a Mattinata, uno degli scherzi più memorabili mai raccontati in paese.
Tutto ruotava attorno al classico salone da barbiere di Piazza Roma, luogo di ritrovo e teatro quotidiano di discussioni accese, personaggi pittoreschi e racconti al limite dell’inverosimile. Tra gli habitué spiccava un uomo di umili origini, ma con una grande passione per i giornali e per il mito americano. Questa sua “cultura” lo portava a darsi arie da esperto, intervenendo su ogni argomento con tono saccente e pretendendo sempre l’ultima parola. Un atteggiamento che, inevitabilmente, lo rendeva poco simpatico agli altri frequentatori.
L’occasione perfetta per metterlo alla prova arrivò con un evento destinato a segnare la storia: l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963. La notizia scosse il mondo e alimentò infinite discussioni, tra teorie e sospetti: mafia, servizi segreti, complotti internazionali. Nel salone del barbiere, il nostro “saputello” dominava ogni dibattito con sicurezza e arroganza.
Fu allora che la combriccola, con la complicità del barbiere, decise di organizzare uno scherzo destinato a passare alla storia. Il piano era semplice quanto geniale: una finta edizione straordinaria del notiziario radiofonico, registrata su nastro, da mandare in onda al momento giusto.
Una sera, nel pieno di una delle solite discussioni, qualcuno propose: “Mo’ sentiamo che dice il notiziario”. Il barbiere fece finta di accendere la radio, ma in realtà avviò il registratore. Nel salone calò un silenzio carico di attesa. Dopo pochi secondi, una voce metallica e concitata ruppe l’atmosfera: “Attenzione, interrompiamo le trasmissioni per una clamorosa notizia dagli Stati Uniti d’America. La FBI e la CIA avrebbero individuato l’assassino del presidente Kennedy.”
Le sedie scricchiolarono, gli sguardi si fecero seri. La vittima, ignara, commentava entusiasta: “Hai visto? L’hanno preso!”. Ma la situazione prese subito una piega inaspettata.
“L’assassino è di nazionalità italiana…”
“Eh, lo sapevo…” replicava lui, sempre più coinvolto.
“Proviene dal Sud Italia…”
“E certo, sempre noi…”
“Sarebbe pugliese…”
“No, incredibile…”
“Precisamente del Gargano…”
Il tono si faceva sempre più teso.
“Di Mattinata…”
A quel punto l’incredulità era totale. Poi arrivò il colpo di scena: il nome dell’assassino. Ed era proprio il suo.
Un urlo squarciò il silenzio. L’uomo, terrorizzato, fuggì gridando: “Non sono stato io! Non c’entro nulla!”. Lo scherzo ebbe conseguenze tanto esilaranti quanto drammatiche: alla vista del maresciallo, accorso per chiarire la situazione, fu preso da un tale spavento da finire a letto con una febbre altissima per una settimana.
Ancora oggi, a Mattinata, questo episodio viene ricordato con risate e stupore. Una storia che dimostra come, un tempo, anche uno scherzo potesse trasformarsi in una leggenda.
Francesco Trotta