Giuseppe Radatti, dopo quarantasei anni dalla prematura scomparsa, resta ancora un nome evocato e additato come virtuoso esempio di medico

Tanti i motivi che legano il medico don Peppe alla gente, oggi resa visibile dall’intitolazione della Struttura socio-sanitaria di Mattinata alla sua memoria

Il dott. Giuseppe Radatti

Giuseppe Radatti, dopo quarantasei anni dalla prematura scomparsa, resta ancora un nome evocato e additato come virtuoso esempio di medico.

Quali sono dunque i motivi che hanno reso celebre questo uomo , popolare e amato, che da Monte Sant’Angelo si trasferisce a Mattinata per assumere il 21/03/1957 l’incarico di medico condotto di ruolo ed Ufficiale Sanitario fino alla sua morte avvenuta 09/07/1977.

Innanzitutto, complice il tratto caratteriale espansivo e aperto, il suo studio è stato idealmente unito alle abitazioni poiché il suo vissuto, caratterizzato da relazioni con chicchessia, lo poneva in una posizione privilegiata per dedicarsi con cura e attenzione ai pazienti.

Ne è stata prova la Fiat 600 che, in sosta in ogni angolo di Mattinata, ha rappresentato il medico in visita che, all’ineccepibile professione medica, ha saputo unire lo slancio amicale e di vicinanza, facendo comprendere che la malattia e la sofferenza meritano la più alta considerazione , soprattutto nelle situazioni di povertà.

In filigrana, ognuno poteva constatare che ci si trovava al cospetto di un medico che davvero declinava nella quotidianità il giuramento di Ippocrate, di cui, una parte dello stesso meglio di altre rispecchia questa straordinaria personalità “Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa”.

Non un medico rinchiuso nel perimetro della scienza e della professione, ma l’uomo che si fermava tra le persone per respirare la gioia di vivere, condividendone le ansie, i progetti e le preoccupazioni, conosciute in ragione del suo lavoro.

Per certi versi, appariva l’uomo della porta accanto in grado di suscitare confidenze e affidamento, tanto che la sua professione, affiancata da un singolare profilo sociale, espandeva le sue competenze per abbracciare le difficoltà di una popolazione che iniziava a sperimentare le potenzialità dell’autonomia comunale.

In modo particolare, anche l’incarico di presidente del patronato scolastico Gli consentiva di essere un attore istituzionale in grado di rimuovere le cause della diffusa dispersione scolastica.

Ma le questioni connesse alla sanità pubblica furono le più delicate, cui don Peppe si sentì totalmente coinvolto, giacché i suoi primi passi furono pressoché concomitanti con i primi anni dell’autonomia comunale, allorquando tra le priorità dell’agenda municipale comparivano quelle legate alla sanità pubblica per la carenza delle reti idriche e fognarie che richiedevano un impegno complesso e defaticante dell’ufficiale sanitario.

Si palesarono quindi alle sue responsabilità sia le risposte che avrebbe dovuto fornire nel settore turistico, privo di sufficienti, specifiche direttive in materia sanitaria, sia il coordinamento delle attività necessarie per superare l’epidemia del colera del 1973.

In sintesi, un uomo con una spiccata carica di umanità con una anima e una coscienza che entrava nelle abitazioni con la consapevolezza che la sofferenza e la malattia non sempre possono avere un positivo epilogo.

E qui che soccorre la sua umanità che contrappone agli approdi estremi, cui può condurre l’esperienza del dolore con la protesta interiore e il rifiuto di Dio.

Dostoevskij, nel romanzo I fratelli Karamazov, si pone un interrogativo: “ Se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano i bambini? È del tutto incomprensibile il motivo per cui dovrebbero soffrire anche loro e perché tocchi pure a loro comprare l’armonia con la sofferenza”.

Allora, in questa complessa sfida anche di carattere etico, nel dott. Radatti emerge il suo approccio amicale, la sua sensibilità, per accompagnare il dolore che purtroppo segna ogni famiglia, trovando nella consorte signora Brigida e nelle figlie la forza per proseguire nel suo percorso professionale.
In questo, il suo ricordo resta intatto perché, chi è stato toccato nella carne, conserva il profumo di un umanesimo di un medico, cui in tanti si sono appoggiati.

Questi i motivi, appunto, che legano indissolubilmente il medico don Peppe alla gente che ne tramanda la sua storia, oggi resa visibile dall’intitolazione della Struttura socio-sanitaria alla sua memoria per divenire storia della collettività.

Michele di Bari
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