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- 16 Maggio 2026
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La vita e l’eredità di un prete che ha segnato la storia di Mattinata, tra opere pubblicistiche, impegno ecclesiastico e un’influenza culturale mai sufficientemente valorizzata
Per me è un onore stasera parlarvi di don Salvatore, un sacerdote che ho avuto il piacere di servire come chierichetto, anche se mi incuteva un certo timore quando, nelle sue visite pomeridiane a casa di nonno per il rituale caffè, mi tartassava di domande in latino, alle quali non potevo sbagliare visto il cognome che mi ritrovavo.
Ebbi a ricordare don Salvatore nel 1984, decimo anniversario della morte, pubblicando un saggio sulla rivista “Garganostudi”.
Nel 1986, da commissario straordinario del nascente Circolo ACLI di Mattinata, ne proposi l’intitolazione e incaricai il pittore Salvatore Arena, una cui mostra personale avevamo ospitato nei locali del circolo, per la realizzazione del presente ritratto che fa bella mostra nell’attuale patronato. Sempre a don Salvatore dedicai un intero capitolo nella mia pubblicazione “MATInates”. Nel mese di dicembre 1989 sempre le ACLI, nella persona del Presidente Biagio Piemontese organizzò un convegno nel 15° anniversario della morte dell’Arciprete – Parroco don Salvatore.
Eccezion fatta per alcune sporadiche e doverose intitolazioni istituzionali potremmo definirei don Salvatore un prete mai sufficientemente apprezzato e valorizzato da noi mattinatesi, sempre prodighi, come adesso ancora succede, in esternazioni malevole, poco riconoscenti per quanto ricevuto, piuttosto invidiosi quando un loro figlio emerge in qualsiasi campo.
E don Salvatore di meriti da far valere ne aveva tanti, tanto dal punto di vista ecclesiastico (con prestigiosi incarichi e investiture favorite anche dalla stima incondizionata che l’Arcivescovo del tempo monsignor Andrea Cesarano nutriva per lui), che culturale in senso lato.
Grande oratore dal pulpito, ebbe modo di essere apprezzato, soprattutto fuori da Mattinata, per la penna fluente che ne fece uno studioso rinomato e conseguentemente, per le sue pubblicazioni, uno scrittore impareggiabile del nostro territorio.
E infatti io stasera ho accettato di parlarvi del suo lavoro di pubblicista, lasciando a Luigi Gatta e altri il compito di edurre l’uditorio qui convenuto sugli aspetti biografici e sulla luminosa carriera ecclesiastica.
Una sua giovanile intuizione fu, negli anni trenta, la pubblicazione del primo periodico parrocchiale e cittadino, unico esempio in tutta la diocesi, “La Voce del Pastore”, chiamato riduttivamente “bollettino parrocchiale”, giornale in grado di raggiungere soprattutto i mattinatesi sparsi nel mondo, specialmente quelli oltre oltreoceano, tenendoli legati al suolo natio da un cordone ombelicale indistruttibile.
Ma anche organo divulgatore di pubblicazioni scientifiche come quelle dei professori medici Raffaele Basso e Giuseppe Sacco, solo per citarne i più noti.
Un giornale nel vero senso della parola con notizie civili e religiose e tanto di editoriali affidati a un suo fido compagno di scuola, Francesco De Vita detto Cicciotte, avvocato nativo di Mattinata e segretario comunale Marigliano, grosso centro dell’hinterland napoletano, motivo per cui alcune tra le sue opere più note saranno pubblicate proprio in provincia di NAPOLI, come vedremo a Santa Maria Capua Vetere e poi a Marigliano, con la supervisione del dottor De Vita.
Luigi Gatta, qui presente, ha curato una raccolta inedita dei bollettini di don Salvatore, un’opera monumentale, purtroppo ancora inedita di cui mi fece dono esattamente 30 anni fa, in occasione del mio matrimonio.
L’esordio librario di don Salvatore avviene nel 1952 con “L’Abbazia benedettina di Monte Sacro nel Gargano” stampata presso la tipografia Salvatore Del Prete di Santa Maria Capua Vetere. Questa bellissima monografia storica, la prima in assoluto sulla nostra medievale Abbazia, apre uno spiraglio di luce sui misteri che ancora la avvolgono, soprattutto dal punto di vista documentario e per redigerla don Salvatore si avvale dell’antica amicizia dai tempi del seminario con monsignor Vendola, Archivista capo in Vaticano, poi Vescovo di Lucera. E proprio a questo compagno di studi don Salvatore dedica l’opera. Potremmo aggiungere una ricerca archivistica effettuata senza mai allontanarsi da Mattinata.
A seguire pubblica la primissima guida turistica “Mattinata e dintorni” nel 1955, n.14 tra i quaderni dell’EPT, Ente Provinciale Turismo di Foggia editi da Leone.
Nel 1965 il “Vocabolarietto dialettale etimologico garganico: Monte Sant’Angelo – Mattinata”, e nel 1967 “Mattinata la Nuova Matinum”, entrambe pubblicate a Marigliano presso l’Istituto tipografico Anselmi.
Il vocabolarietto segue di circa 50 anni il primo vocabolario pubblicato da Giovanni Tancredi e anticipa gli studi etimologici a noi più vicini di Francesco Granatiero.
“Mattinata la Nuova Matinum” è quella che io amo definire l’opera omnia di don Salvatore, un lavoro completo in ogni aspetto che, avendo come punto di riferimento il “Folklore Garganico“ pubblicato nel 1938 da Giovanni Tancredi, si pone quasi a completamento di questo capolavoro demopsicologico con un linguaggio moderno e accattivante.
E ancora una volta si avvale della collaborazione del fido amico De Vita, Ciccillo Cicciotte, cui affida in appendice alcune pagine di ricordi personali.

A seguire nel 1968 la seconda guida turistica, molto elegante su carta patinata, intitolata con un accento quasi campanilistico “Il lembo più bello del Gargano: Mattinata” edito da Grafiche Cappetta, praticamente un sunto di “Mattinata la Nuova Matinum”.
Tutti libri pubblicati a sue spese, senza contributi pubblici, impensabili a quel tempo, offerti per lo più in regalo, in tempi diversi, a generazioni di coppie di sposi o a personalità che lo visitavano come lo scienziato Enrico Medi, che, nel corso dei suoi soggiorni estivi a Pugnochiuso soleva venire spesso a Mattinata per passeggiare e conversare con lui. Inutile sottolineare come, soprattutto dopo il trafugamento del quadro della Madonna della Luce a opera di ignoti, ma anche per un clima non favorevole che gli si era creato intorno, il suo stato di salute andò progressivamente peggiorando fino a condurlo alla morte, alla non proprio tarda età di 72 anni.
Quello che ancora dispiace è che il suo patrimonio bibliografico e documentario sia andato irrimediabilmente disperso.
Lui, come soleva fare, avrebbe così commentato: “Quod non fecerùnt Barbari, fecerùnt Barberini”.
Altra nota dolente la mancata ristampa anastatica delle sue opere, soprattutto quelle relative a Monte Sacro e all’opera omnia “Mattinata la nuova Matinum”, con diversi tentativi nel corso degli anni abortiti sul nascere per l’ostruzionismo di alcune parti in causa.
In altri contesti territorialmente a noi vicini analogo patrimonio di questa levatura, non più solo di pochi, è stato reso fruibile da tutta la collettività e se una simile operazione fosse stata compiuta, don Salvatore ne sarebbe stato orgoglioso e felice.