Chi l’ha visto il quadro della Madonna della Luce?

Il quadro della protettrice di Mattinata fu trafugato da ignoti nella notte tra il 28 e il 29 marzo 1971 mentre imperversava un violento nubifragio

1965. Nell'atrio della sacrestia il seminarista don Francesco La Torre fotografa la tela originale aiutato da alcuni collaboratori, descritti nella didascalia

Il quadro della Madonna della Luce protettrice di Mattinata, trafugato da ignoti nella notte tra il 28 e il 29 marzo 1971 mentre imperversava un violento nubifragio, in questi giorni torna a far parlare di se, tanto sui social che su testate giornalistiche locali.

Dopo anni di silenzio totale, sul finire dell’anno 2010, anche grazie alla segnalazione inoltrata dallo scrivente e dall’amico Luigi Gatta, dettagliata da materiale fotografico e da notizie storiche attinte dal parroco del tempo, l’Arciprete don Salvatore Prencipe che ne aveva fatto menzione in una sua pubblicazione antecedente l’evento criminoso, con l’aiuto del Generale dei Carabinieri in congedo, il mattinatese Luigi Prencipe, che si attivò per l’inserimento nella banca dati del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico dell’Arma, finalmente si aprì uno squarcio di luce sulla ferita che offendeva, e offende ancora, la cultura religiosa e storica della cittadina garganica.

Finalmente a partire dal 2012, come posso provare con la documentazione in mio possesso, il quadro della Vergine della Luce, caro a tutti i mattinatesi, risultò tra le opere trafugate e fummo felici di annunziarlo, speranzosi, alla cittadinanza.

A partire dalla festa patronale 1971 il popolo di Mattinata continua a venerare una copia commissionata alla storica azienda Fratelli Alinari di Firenze. A differenza del dipinto originale, un olio su tela ad oggi ancora in mani sacrileghe, la copia fu realizzata su una tavola in legno e, fin dal suo arrivo suscitò non poche perplessità nel clero dell’epoca e tra i fedeli. Il quadro Alinari, imitante l’antico, ricordava molto approssimativamente l’originale: i colori erano e sono, anche a distanza di cinquant’anni, molto più accesi e le figure, soprattutto la Madonna, hanno lineamenti stilizzati.
Ma torniamo ai fatti recenti.

Degna di nota l’interessante ricerca pubblicata il 16 ottobre 2020 da Alberto Cavallini su “Voci e Volti”, organo di stampa dell’Arcidiocesi di Manfredonia, che arricchisce il patrimonio di conoscenze storiche in nostro possesso, a partire dalla conferma, certificata da un documento, dell’originaria appartenenza del dipinto alla famiglia dei Baroni Gambadoro di Monte Sant’Angelo, notizia che conferma quanto da noi già ipotizzato nella documentazione a suo tempo inoltrata all’Arma dei Carabinieri.

A seguire, il 10 gennaio scorso, è bastato un breve passaggio televisivo in una rubrica dedicata all’arte nella nota trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, su segnalazione del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Bari, a riaccendere le speranze.

Nei giorni seguenti, forse sollecitata da questo input, ha preso a circolare sui social una segnalazione relativa a un dipinto, simile a quello della nostra Madonna, che fa bella mostra in una chiesetta sconsacrata affacciante sulla Riviera di Chiaia, adiacente la Villa Comunale di Napoli.
Era in origine, sul finire del XVII secolo, una cappella gentilizia dedicata proprio alla Madonna della Luce, poi adibita a deposito, e per qualche anno, in tempi recenti dopo un restauro abbastanza accurato, a sala di degustazione per eventi. Oggi è stata riconvertita in cappella cineraria per accogliere, a pagamento, urne con resti derivanti da cremazione umana. Dicevamo un restauro ben curato in cui si vedeva ancora nell’edicola sull’altare un affresco rotondo di cui restava integro solo il velo sul capo della Vergine. Solo dopo quest’ultima sistemazione l’edicola fu occupata da un quadro molto somigliante alla nostra Madonna della Luce.

E proprio questa presunta somiglianza ha fatto scattare il campanello d’allarme con una serie di segnalazioni che sono riverberate nel web e sui social.

A ben guardare effettivamente si tratta di qualcosa di più di una semplice somiglianza: l’immagine è proprio quella, ma di qui a affermare che è, senza ombra di dubbio, il quadro rubato resta tutto da provare.

Prima di sollevare polveroni mediatici e giudiziari è necessario verificare de visu se quella esposta a Napoli nella cappelletta di Riviera di Chiaia è la tela rubata nel 1971 o se invece, come ritengo più probabile, è una copia della riproduzione degli Alinari. Senza prove parliamo di aria fritta. In altri tempi sarei partito anche domani alla volta di Napoli per sincerarmi se si tratti di una tela o di una trasposizione su legno. Non nascondo che la curiosità da parte mia è tanta.

Sarebbe bello scoprire che la tela fosse stata acquistata da qualche rigattiere o in qualche mercatino dell’antiquariato per pochi spiccioli e solo in questo caso sarebbe compito dell’autorità religiosa e di quella giudiziaria attivarsi per tornare in possesso del maltolto.

Ma nonostante ciò, da un sommario confronto col materiale fotografico in mio possesso, resto ancorato nel mio dorato scetticismo, pur nella delusione per l’occasione mancata.

Quella esposta a Napoli potrebbe essere invece una copia della copia Alinari e i proprietari o gestori della struttura dovrebbero spiegare meglio nelle loro pubblicazioni che “trattasi di una copia dell’immagine che si venera nella Arcipretura di Santa Maria della Luce in Mattinata (Gargano)”.

Resto pertanto dell’avviso che questa ipotesi sia più vicina alla realtà, tanto per il confronto cromatico che dalla sovrapposizione virtuale del volto della Vergine.

  • Autore
    Antonio Latino
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