Il matrimonio ed il lutto in paese

Uno stretto codice di comportamento regolava due importanti momenti della vita umana: il matrimonio e il lutto per la perdita dei cari

Le tradizioni del matrimonio

Un rigido codice di comportamento regolava il fidanzamento e poi il matrimonio nella Mattinata dei nostri nonni. Le ragazze non andavano mai da sole a messa: era disdicevole, era libertinaggio, la compagnia della madre era d'obbligo. Era solo in questa occasione che le ragazze uscivano.
Il ragazzo manifestava indirettamente il suo amore tramite stornellate e serenate: se abbastanza coraggioso osava chiedere, sull'uscio della casa della ragazza, un fiammifero; quando gli veniva concesso era evidente l'intento di gradire il nuovo venuto.

Dopo un certo tempo con l'avvicinarsi delle nozze avveniva il "consenso" (in uso ancora oggi!), che consisteva nell'iscrizione nel pubblico registro della parrocchia, della volontà dei due di volersi sposare. Il tutto si concludeva con un banchetto. Un paio di giorni prima delle nozze, in casa della sposa, veniva esposto tutto il corredo nuziale, affinché parenti e conoscenti l'ammirassero per la qualità e quantità. Alla vigilia delle nozze, la mamma dello sposo accompagnava i giovani in chiesa per la confessione, e quindi a far visita ai parenti più stretti, impossibilitati, per malattia e vecchiaia, a partecipare alle nozze.

Al mattino successivo, nelle case degli interessati vi erano i preparativi: le due suocere preparavano il letto nuziale. Solevano mettere le lenzuola e il copriletto cosparso di monete e confetti, come segno augurale di una vita prospera, nascondere sotto il materasso un coltello dal manico nero contro il malocchio, deporre infine, santini e pietruzze di S. Michele dappertutto. Dopo le nozze gli sposini rimanevano in casa per una settimana mentre la mamma dello sposo provvedeva ai viveri.

Anche il dolore aveva un suo "codice"

Ma oltre che nella gioia anche nel dolore si "rispettavano certe tradizioni". Neppure la fervida fede della nostra gente riusciva ad alleviare le pene e la disperazione che la morte arrecava. Le donne in gramaglie nere sedevano intorno al defunto e straziate dal dolore urlavano. Più in là subentrò il lamento funebre, ossia una componente della famiglia cantando a suono di nenia, raccontava l'iter della vita del defunto. I defunti erano vestiti dai parenti più intimi, per i bambini l'abito della prima comunione o del battesimo, per le ragazze quello da sposa e per gli uomini e donne più grandi l'abito oscuro. Per circa un anno nella casa dell’estinto in segno di lutto le imposte restavano chiuse e sul letto si rimaneva una coperta nera. Per un lungo periodo non si mangiava carne, non si partecipava a feste e cerimonie. Le vedove vestivano di nero per tutta la vita.