2007
19
gen
E' in edicola "A ërrime a ërrime" di Matteo Guerra
L'autore riscopre due classici cari ai cantastorie
Tra le ultime novità editoriali locali del 2006 appena concluso, non possiamo non segnalare il volumetto A ërrime a ërrime di Matteo Guerra.
E lo facciamo con duplice soddisfazione: tanto per l'esordio dell'autore che della Libo Grafica di Mattinata che ne ha curato la stampa.Da tempo ci chiedevamo cosa aspettasse Guerra a pubblicare qualcosa dei suoi tanti lavori teatrali che da anni lo vedono calcare le scene dell'insufficiente teatro della scuola elementare.
Istrionico animatore, regista e capocomico della Compagnia teatrale L'Airone, da lui fondata circa venti anni fa, in cui emergono attori collaudati come Matteo Prencipe, Raffaele Falcone, Libera Clemente e tanti altri, senza voler omettere nessuno dalla citazione, tutti bravi fino ai ruoli di caratterizzazione. Ma mi permetto di ricordare un Matteo giovanissimo, al suo primissimo esordio nel lontano 1977 con L'Emigrante, proteso su tematiche impegnate legate alla nostra terra.
Nel corso degli anni innumerevoli sono state le rappresentazioni spaziando dal repertorio che lo vede anche autore, a quello di Edoardo De Filippo, al musical Aggiungi un posto a tavola nel quale, nonostante ardite coreografie, tutti si sono cimentati dando il meglio di se.
A Matteo Guerra va riconosciuto il merito di aver formato nella sua compagnia alcune generazioni di attori in erba, facendo sperimentare loro un'esperienza formativa quale è la scuola di recitazione altrimenti non realizzabile in un piccolo contesto cittadino quale è quello di Mattinata.
Torniamo al volume: Matteo sa bene come questo lavoro può costituire un qualcosa di duraturo nel tempo, utile ad essere messo in scena in qualsiasi momento, ma soprattutto salvaguardato da un pericolo non remoto, ossia dall'essere dimenticato.
L'autore rivisita due racconti popolari molto noti un tempo dalle nostre parti, importati dai cantastorie che periodicamente capitavano e si esibivano sui palcoscenici improvvisati nelle piazze.
Storie non sempre a lieto fine imbastite con l'ausilio visivo di teli dipinti a riquadri e accompagnate musicalmente dal suono di una armonica a bocca o di un pianino azionato a manovella.
Storie di malavita, d'amore, di tradimenti, ma anche agiografie di Santi, particolarmente avvincenti quando c'era da narrare il tormentato percorso che conduce alla Grazia di Dio.E in A ërrime a ërrime, proprio in un mix di sacro e profano, ecco riemergere dall'oblio due best seller nella top ten dei cantastorie di un tempo che, immancabilmente dopo aver fatto ascoltare le loro produzioni recenti, dovevano accontentare le richieste di un pubblico affezionato ed esigente onde poter riscuotere il dovuto in doni in natura.
Ma, come esorta già il titolo, analizziamo A ërrime a ërrime: una cosa per volta.La Madonne ëla Scecaunìje, ovvero la Madonna bruna della Schiavonia (Sclavi o Schiavoni erano denominate le popolazioni Slave dell'altra sponda dell'Adriatico), altrimenti conosciuta come la Storìje de Sànda Lecrèzije, tra le due proposte è senz'altro la più vivace e vicina all'immaginario del pubblico.
Narra la vicenda disgraziata di Lucrezia, una solare ed ingenua, nonchè bella popolana che resta vittima della dabbenaggine del marito Giovanni. Questi, dovendo assentarsi per lavoro, la affida in custodia ad un compare senza scrupoli che, e come poteva essere altrimenti, cerca di abusare della ingenuità di questa casta e devota sposa. Lucrezia resiste alle lusinghe del compare e questi, per vendicarsi, al ritorno di Giovanni, con una serie di azzeccate allusioni, mette in moto il tarlo della gelosia. Giovanni sconvolto, uccide la moglie innocente e ne occulta il cadavere.
Notte tempo appare vestita di bianco la Vergine di Schiavonia che, nel restituire la vita a Lucrezia, perdona al marito il delitto commesso (anche per la Chiesa un tempo non erano punibili i delitti d'onore) aprendo ad entrambi le porte del Paradiso (ecco spiegato perchè per alcuni anziani questa vicenda è conosciuta come la Storje de Sanda Lecrèzie), e punendo l'ingannatore con la morte e l'eterna perdizione.
Più difficile l'approccio alla trama del secondo racconto popolare, La Storje de Sanda Catarìna, anche se non meno bello lo sviluppo poetico.
Già dai suoi personaggi (Gesù, la Madonna e il Diavolo) si evince una situazione più introspettiva, in cui una ragazza, Caterina appunto, tentata dal Diavolo con vari artifici, resiste per consacrarsi, al pari delle tante mistiche che hanno segnato la Storia della Chiesa, allo Sposo Divino.
E Gesù, per intercessione di sua madre Maria che Gli chiede di sposarla, decide di farla subito Santa conducendola in Paradiso. L'opera è bella e ben strutturata per gli amanti di questo genere e non può mancare nelle librerie dei Mattinatesi che si rispettino: ecco perchè invitiamo ad acquistarla per omaggiare degnamente l'autore e fargli sentire l'apprezzamento caloroso del suo pubblico.Per finire un grazie per la bella dedica estesa, oltre agli affetti più cari, a quanti a Matteo vogliono bene. E a Mattinata penso siamo in tanti...
Storie di malavita, d'amore, di tradimenti, ma anche agiografie di Santi, particolarmente avvincenti quando c'era da narrare il tormentato percorso che conduce alla Grazia di Dio.E in A ërrime a ërrime, proprio in un mix di sacro e profano, ecco riemergere dall'oblio due best seller nella top ten dei cantastorie di un tempo che, immancabilmente dopo aver fatto ascoltare le loro produzioni recenti, dovevano accontentare le richieste di un pubblico affezionato ed esigente onde poter riscuotere il dovuto in doni in natura.
Ma, come esorta già il titolo, analizziamo A ërrime a ërrime: una cosa per volta.La Madonne ëla Scecaunìje, ovvero la Madonna bruna della Schiavonia (Sclavi o Schiavoni erano denominate le popolazioni Slave dell'altra sponda dell'Adriatico), altrimenti conosciuta come la Storìje de Sànda Lecrèzije, tra le due proposte è senz'altro la più vivace e vicina all'immaginario del pubblico.
Narra la vicenda disgraziata di Lucrezia, una solare ed ingenua, nonchè bella popolana che resta vittima della dabbenaggine del marito Giovanni. Questi, dovendo assentarsi per lavoro, la affida in custodia ad un compare senza scrupoli che, e come poteva essere altrimenti, cerca di abusare della ingenuità di questa casta e devota sposa. Lucrezia resiste alle lusinghe del compare e questi, per vendicarsi, al ritorno di Giovanni, con una serie di azzeccate allusioni, mette in moto il tarlo della gelosia. Giovanni sconvolto, uccide la moglie innocente e ne occulta il cadavere.
Notte tempo appare vestita di bianco la Vergine di Schiavonia che, nel restituire la vita a Lucrezia, perdona al marito il delitto commesso (anche per la Chiesa un tempo non erano punibili i delitti d'onore) aprendo ad entrambi le porte del Paradiso (ecco spiegato perchè per alcuni anziani questa vicenda è conosciuta come la Storje de Sanda Lecrèzie), e punendo l'ingannatore con la morte e l'eterna perdizione.
Più difficile l'approccio alla trama del secondo racconto popolare, La Storje de Sanda Catarìna, anche se non meno bello lo sviluppo poetico.
Già dai suoi personaggi (Gesù, la Madonna e il Diavolo) si evince una situazione più introspettiva, in cui una ragazza, Caterina appunto, tentata dal Diavolo con vari artifici, resiste per consacrarsi, al pari delle tante mistiche che hanno segnato la Storia della Chiesa, allo Sposo Divino.
E Gesù, per intercessione di sua madre Maria che Gli chiede di sposarla, decide di farla subito Santa conducendola in Paradiso. L'opera è bella e ben strutturata per gli amanti di questo genere e non può mancare nelle librerie dei Mattinatesi che si rispettino: ecco perchè invitiamo ad acquistarla per omaggiare degnamente l'autore e fargli sentire l'apprezzamento caloroso del suo pubblico.Per finire un grazie per la bella dedica estesa, oltre agli affetti più cari, a quanti a Matteo vogliono bene. E a Mattinata penso siamo in tanti...Antonio Latino
