Giuliana Valleri, volontaria in Iraq

Tornata a Mattinata, la dirigente Asl racconta la sua esperienza
12 Agosto 2004
Senza didascalia
Dalla tensione emotiva di Baghdad al fresco di un chiosco sulla spiaggia mattinatese dove giocare a carte sfidando le amiche a burraco. ´In verità sono tornata a lavoro e vengo al mare solo il pomeriggio. Dopo circa tre mesi di assenza le carte sul mio tavolo non consentivano un periodo di ferieª. Così esordisce Giuliana Valleri, tornata dall'Iraq soltanto da qualche giorno e testimone diretta dei fatti di cronaca più importanti delle ultime settimane, dal ritrovamento del corpo del povero Maurizio Quattrocchi alla liberazione da parte degli americani e delle altre forze della coalizione degli altri tre italiani e del cittadino polacco. E' stata lì come volontaria della sezione femminile della Croce Rossa di Foggia, unica a rappresentare il mondo del volontariato della Capitanata nel dramma dell'Iraq. ´Ma - precisa la Valleri ñ la situazione lì, pur drammatica, non è proprio come la vediamo stando davanti alla televisione. Certo, nel centro della capitale, si sentono a volte spari o si ha notizia di attentati, ma la vita di ogni giorno scorre abbastanza tranquillamente nei mercati e nelle case degli iracheniª. A Baghdad, nel Medical City Ospital vi è una sezione con ben due piani gestiti dalla Croce Rossa Italiana: il pronto soccorso e il piano per il ricovero. Al dirigente di distretto e dell'igiene pubblica dell'Asl Fg 2 era stato affidato il compito di direttore sanitario dell'ospedale italiano. ´E' stato comunque necessario dedicarsi, oltre che al coordinamento e organizzazione dei servizi, anche personalmente alla prima assistenza dei tanti pazienti che si rivolgevano alla struttura italiana, ben attrezzata soprattutto per i casi di ustioni, che negli ottanta giorni di permanenza non sono mai mancatiª. Con Maurizio Scelli, commissario della Croce Rossa Italiana, la Valleri ha potuto visitare anche altre zone dell'Iraq. E' stata con Scelli a Najaf, patria degli sciiti, a portare aiuti umanitari: ´A parte i rivoltosi, posso testimoniare, di aver visto una popolazione pacifica, con atteggiamenti di stima, di affetto nei nostri confrontiª. Ma cosa rimane ad un medico italiano dopo questa esperienza, sicuramente forte? E perchè si lascia per quasi tre mesi il lavoro della Asl di Manfredonia per recarsi così lontano? ´Nessun eroismo particolare! Come me c'erano tanti altri volontari che gratuitamente hanno risposto all'appello della Croce Rossa. E poi posso garantire, che non è poi tanto sicuro che noi diamo e loro ricevono: a noi viene dato in cambio un arricchimento in termini di umanità. Credo che soprattutto per un medico ciò sia importanteª. Insomma un'esperienza che non lascia pentiti, anzi da rifare.
Francesco Bisceglia