Le pandemie che hanno interessato il territorio di Mattinata nei secoli scorsi: il vaiuolo e la spagnuola

Anche il nostro paese non fu esente, in maniera proporzionale alla popolazione del tempo, dalle più gravi epidemie
19 Marzo 2020
Maria Luigina Sacco
Maria Luigina Sacco

Mattinata, nella sua recente storia di cui abbiamo traccia, non fu esente, in maniera proporzionale alla popolazione del tempo, dalle più gravi epidemie - pandemie degli ultimi secoli che hanno mietuto milioni di vittime, a partire dal vaiolo (o vaiuolo), una malattia virale fortunatamente estirpata nel secolo scorso grazie a imponenti campagne vaccinali. 

A Mattinata nel 1805, dal 9 settembre al 14 ottobre, morirono di vaiuolo 11 bambini di 1 anno e 1 di 5 anni. (1)

Ma il primo grosso evento virale che la riguarda fu la spagnola (o spagnuola) che risale al periodo conclusivo della Grande Guerra, con tutti i problemi connessi, ed ebbe termine solo nei primi anni ’20.  

Nel 1918 dal 24 settembre al 30 ottobre morirono di spagnuola 119 persone. In totale nell’anno 1918 i morti furono 184. (1)

Tre essi si ricorda la giovanissima insegnante Maria Luigina Sacco nata a Mattinata nel 1899, insegnante di anni 19 e morta di spagnuola il 5-10-1918.

Anche la famiglia di chi scrive fu interessata da un lutto durante il fenomeno pandemico. Si racconta che mio nonno materno Lorenzo, dopo alcuni mesi dalla fine della Grande Guerra, rimesso in libertà dal campo di concentramento austro – ungarico in cui era stato prigioniero dopo la disfatta di Caporetto, nei primi mesi del 1919, come vaticinato a mia nonna Colomba dalla nota veggente di Monte Sant’Angelo conosciuta con il soprannome di Santa Voce, fece finalmente rientro a Mattinata. Era ansioso di riabbracciare tutti i suoi cari a partire dall’anziano genitore e i suoi due figli, in particolare la secondogenita Maria Raffaela che aveva lasciato in tenera età, ma già vivacissima, al momento di partire per il fronte. Chiesto il motivo della sua assenza a mia nonna, gli occhi di questa si riempirono di lacrime, non riuscendo a dire alcunché. Fu così che mio nonno capì.  

Un caso a noi molto vicino e che ebbe ampia eco si verificò a partire dal confinante territorio di Macchia ed ebbe il suo epilogo tragico nel Comune capoluogo.

Il 6 ottobre 1918 moriva di febbre spagnuola a Monte Sant’Angelo, all’età di 32 anni, il Tenente Medico Giovanni Simone, dottore in medicina e chirurgia. Era nato a Monte Sant’Angelo il 6 ottobre 1886. Conseguita la Laurea nell’Università di Napoli il 30 giugno 1914 e la specializzazione in Ostetricia e Ginecologia, nello stesso anno risultò vincitore di concorso presso l’Ospedale Principale di Ancona, per volontà della famiglia dopo qualche tempo fece ritorno sul natio Gargano per esercitarvi la libera professione. Il 16 luglio 1916 fu chiamato alle armi col grado di Sottotenente. Dopo due anni di estenuante servizio al fronte, chiese ed ottenne una licenza per trascorrere un periodo di riposo all’inizio dell’autunno 1918. Di ritorno dal fronte bellico, passando per Macchia dove la famiglia dimorava, apprese che qui, come in tutto il Gargano, imperversava il morbo della spagnuola. Si prodigò generosamente nell’assistenza ai suoi concittadini infetti, per lo più contadini, molti dei quali dimoranti in grotte e pagliai insalubri. Finì lui stesso contagiato. Quando fu certo che la morte era ormai prossima, chiese di far rientro a Monte Sant’Angelo dove dopo qualche giorno spirò. Le esequie furono celebrate nella Chiesa di San Benedetto il 9 ottobre 1918, con grande tributo di folla. A un anno di distanza, il 9 ottobre 1919 in occasione della celebrazione delle esequie anniversarie dalla morte, fu dedicata una memoria scritta ad opera del Canonico don Mauro Dell’Olio, Primicerio della Reale Basilica di Monte Sant’Angelo. (2)

 

Nota dell’autore:
(1) - Don Salvatore Prencipe. “Mattinata la Nuova Matinum”. 1968
(2) - Congiunti della famiglia Simone erano e sono gli Amicarelli e i Potenza di Mattinata. 

Antonio Latino