In memoria di Antonio Ciuffreda

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza
8 Dicembre 2018

In un baleno, la notizia della tragica morte di Antonio Ciuffreda si è diffusa nella comunità, nelle famiglie, nei giovani ed, in particolare, tra i suoi coetanei che attoniti ed increduli hanno reagito come soltanto la loro età suggerisce: lacrime, sconcerto ed ovviamente infinite domande senza risposte.



La vita spezzata di un giovanissimo riguarda senz’altro la sfera del dramma e dell’infinito dolore dei genitori, ma riguarda anche l’intera comunità che, al di là della circostanza se il compianto Antonio fosse o meno personalmente conosciuto, ne avverte il profondo desiderio di essere parte della Sua famiglia non fosse altro per la Sua età che lo trasforma nel figlio di ogni mamma, nel fratello di ciascuno, nell’amico di tutti. 



Una comunità dunque che non è una realtà indistinta e senza anima piuttosto un contenitore di idee, di amore, di solidarietà e di un radicato spirito identitario che riesce ad imprimere nel volto di Antonio ogni ricordo per consegnarlo alla storia e farlo vivere nella memoria di ognuno. 



È il filo conduttore che unisce tutti e si salda con i genuini sentimenti propri delle piccole comunità che di fronte alla morte, ad una morte che appare innaturale ed assurda, riesce a piegarsi, ad esprimere un pianto collettivo e a smorzare ogni sorriso. 

Il contesto prefestivo certamente non aiuta, anzi amplifica uno stato d’animo che mortifica anche la normalità dei rapporti. 



In questo contesto, ci sono giovani che, pur avendo preparato un programma di feste per onorare la ricorrenza mariana dall’Immacolata Concezione, si astengono da ogni pubblica manifestazione per rispettare il mistero di questa morte che si è insinuata in ogni corpo, conferendo alla comunità la capacità di un sussulto che merita rispetto e comprensione. 



Una reazione forse non in linea con una società postmoderna, ma senz’altro conforme ai valori che resistono ad ogni intemperie spesso nascosti e che nei momenti più bui riescono ad emergere. 



Nella laicità di ogni comunità i credenti e non credenti non possono che camminare insieme, soprattutto nell’ora in cui c’è la necessità di un umanesimo che esige una reciproca comprensione. 



Una prova che unisce e che pone i credenti in un atteggiamento orante per consolare e confortare, trasformando la speranza cristiana nella certezza di un mondo nuovo in cui Antonio, accompagnato dalla preghiera in Cristo che salva e dall’affetto dell’intera comunità, viva l’Eternita’. 



È la testimonianza più autentica per i genitori e i familiari che in questo percorso di dolore e tristezza si accingono a coltivare i ricordi di un figlio prediletto, buono e giusto della nostra terra.