Sullo scioglimento del consiglio comunale intervengono gli ex amministratori

Annunciato il ricorso nella sede giudiziaria competente
16 Maggio 2018
Palazzo Barretta, sede del Comune di Mattinata
Palazzo Barretta, sede del Comune di Mattinata

Dopo lo scioglimento del consiglio comunale decretato dal Presidente della Repubblica a seguito della deliberazione del Consiglio dei Ministri del 16 marzo, un comunicato firmato dagli “ex Amministratori” fa il punto della situazione.

L’ex primo cittadino Michele Prencipe e gli ex assessori Angelo Perna, Michelina Armillotta, Pasquale Arena e Michele Piemontese ribadiscono in modo netto che la decisione di Roma è “assurda”. E pertanto annunciano che nelle prossime settimane “contro questo provvedimento sarà presentato ricorso nella sede giudiziaria competente”, ossia al Tribunale amministrativo del Lazio in prima istanza e poi eventualmente ai giudici del Consiglio di Stato in appello. Il ricorso avverso questo provvedimento dissolutorio, hanno detto, è fatto “a salvaguardia della dignità dell’intera comunità mattinatese”. E hanno già annunciato che “seguiranno a breve ulteriori comunicazioni”. Già da adesso però mettono dei punti fermi, parlando, sin dal titolo del loro comunicato di assurdità della “storia” dello scioglimento del Comune di Mattinata.

“Il 16 marzo scorso – si legge nel comunicato – il Consiglio dei Ministri ha decretato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Mattinata. II provvedimento parla di: “…soggezione di amministratori e dipendenti comunali anche se queste situazioni non si traducono necessariamente in comportamenti penalmente sanzionabili imputabili ai singoli amministratori ed è esclusa la connivenza”. Il provvedimento di rigore, scrivono nel comunicato, “evidenzia la forte e radicata presenza criminale di stampo mafioso sull’intero territorio garganico”. Da questa analisi definita “spaventosa”, tuttavia, sottolineano, “non emerge che la componente politica sia caduta in alcuna condizione di soggezione: in nessuna delle vicende esaminate dalla Commissione viene detto che un amministratore sia intervenuto direttamente o indirettamente per influenzare o modificare gli atti amministrativi a favore di qualcuno o che ci sia stata mai alcuna forma di ingerenza da parte degli amministratori che abbia turbato o condizionato i processi decisionali dei funzionari”. E allora? Per gli ex amministratori si è voluto individuare a tutti i costi e senza fondamento alcuno un “capro espiatorio” negli amministratori del Comune: “appare dunque evidente che l’accertamento dell’innegabile presenza criminale sul nostro territorio e la ricerca spasmodica di un capro espiatorio abbiano indotto la Commissione alla conclusione di utilizzare come misura estrema quella dello scioglimento degli organi comunali. Questa scelta, seppur compiuta con finalità preventive e non sanzionatorie, risulta fortemente punitiva e penalizzante per l’intera Comunità di Mattinata, entrata ormai da tempo in un tunnel oscuro per la gioia di pochi ed il dispiacere di molti”. E concludono con un altra dura accusa: “Quanto accaduto nulla ha a che vedere con la politica, con la buona o cattiva amministrazione”.

Intanto, proprio in concomitanza con questo comunicato, su opportuna iniziativa della parrocchia di santa Maria della Luce, preoccupata sul piano prepolitico degli aspetti sociali e delle relazioni tra i membri della comunità, si è tenuto un partecipato incontro sull’avvenuto scioglimento. Il parroco don Luca Santoro, partendo dal dato di realtà dei fatti che sono avvenuti a Mattinata e nell’intero Gargano e del provvedimento di rigore adottato da Roma, ha ritenuto utile “il confronto sullo scioglimento del consiglio comunale con un occhio puntato alle prospettive future, al dopo commissariamento, perché Mattinata si faccia trovare pronta e le situazioni accadute non abbiano a ripetersi”. Durante l’incontro, molto partecipato, il relatore avv. Vincenzo Muscatiello, chiamato nella veste di docente universitario a Bari, ha sottolineato che “lo scioglimento di un Comune è questione giuridica ma anche questione sociale e culturale. Al di là delle colpe che andranno accertate nelle sedi opportune e nei vari gradi di giudizio, la responsabilità non può essere costruita come una colpa degli altri. La dimensione nemicale noi e loro, amico e nemico, non aiuta a comprendere e sopratutto non aiuta a creare nuove condizioni culturali che possano aiutare a prevenire il ripetersi di condotte o atteggiamenti che meritano, comunque, di essere aggiustati verso una migliore e differente etica della legalità amministrativa. Nessuno, o forse pochi, pochissimi, può dirsi estraneo a ciò che è accaduto. Su questo occorre riflettere per evitare errori futuri”.

Francesco Bisceglia
La Gazzetta del Mezzogiorno