Essere genitori oggi: una sfida

Le radici familiari. Dall’essere coppia al divenire genitori
24 Ottobre 2017
Essere genitori oggi: una sfida
Essere genitori oggi: una sfida

Sabato 21 ottobre a Mattinata presso il Museo Civico, si è parlato di “Genitorialità” con le Dott.sse Psicologhe Libera Maria Colletta, Raffaella la Torre, Maria Grazia Quitadamo

Genitori, nonni e persone interessate al tema si sono confrontati in uno Psicoaperitivo attorno ad un tavolo che ha fatto tutti dialogare e riflettere. 

Gli inteventi si sono incentrati su come le radici familiari influenzino il passaggio dall’essere coppia al divenire genitori, si è messo a fuoco l’importante tema della cura responsabile e di come una comunicazione efficace sia centrale nell’assetto familiare.

Come sappiamo, ogni essere umano non nasce nel vuoto bensì in uno spazio le cui coordinate sono date da una storia familiare sedimentata attraverso generazioni. 

La trasmissione intergenerazionale non riguarda solo i geni, ma anche i beni materiali, lo status, i valori, le credenze, le tradizioni, le modalità relazionali, i miti, i tabù, le aspettative di ruolo (quali sono i compiti di un uomo e una donna), il senso religioso, le aspirazioni scolastiche o professionali, gli atteggiamenti verso il denaro o la politica e così via.

La storia familiare dunque non potrà non influenzare la genitorialità soprattutto per l’interiorizzazione delle funzioni genitoriali. Accade che ciascun genitore porti con sé un proprio bagaglio di significati, rappresentazioni e attribuzioni di ruolo, ereditati dalle famiglie di origine rispetto a cosa significhi essere madre o padre, essere una coppia genitoriale ed essere figli.

La genitorialità e la coniugalità sono interdipendenti e vicendevolmente connesse. Ciascun coniuge deve fare i conti con l’eredità ricevuta dalla propria famiglia e quella del proprio coniuge. Nell’incontro e nel confronto di coppia vi è lo spazio per una rivisitazione e una rielaborazione della propria storia personale per costruire modalità relazionali diverse con i propri figli.

La sfida per i neo-genitori è quella di dare origine e sviluppare un patto genitoriale in grado di connettersi e distinguersi dal patto coniugale. La gestione degli spazi e dei confini nel rapporto con i figli è importante per il benessere dell’intera famiglia. 

Esiste un confine o una membrana che delimita lo spazio interno della coppia dal mondo esterno, dal sottosistema dei figli o da quello della famiglia allargata. La resistenza e la flessibilità di tale confine garantiscono il funzionamento fisiologico della famiglia.

L’obiettivo centrale della genitorialità consiste nello sviluppo da parte della coppia della generatività, ossia della capacità di prendersi cura in modo responsabile dei figli. La cura responsabile è un compito comune di entrambi i genitori e si esprime attraverso il polo affettivo e quello normativo. Affetto e norma non sono scelte educative alternative, e il compito principale cui padri e madri sono quotidianamente chiamati per garantire la crescita dei figli è di mantenerle entrambe, sviluppando non solo gli aspetti affettivi ma anche quelli normativi che consentono di interiorizzare il senso di ciò che è bene e male e di fare esperienza del limite. Oggi si riscontra un forte consenso sociale secondo il quale la cura dei figli è vista prevalentemente in termini affettivi e protettivi; la figura del genitore amico e la matri-focalità possono essere considerati i sintomi di un evitamento dell'aspetto etico della cura, in questo modo svilita in atteggiamenti ad ogni costo protettivi e accondiscendenti. Ciò significa che i genitori tendono a trasmettere più affetti che regole e principi di valore e cercano di farsi obbedire utilizzando i ricatti affettivi più che indicando il valore insito nella norma, privilegiando il mantenimento della serenità e dell'andare d'accordo più che il confronto nel dialogo anche conflittuale.

Le dinamiche comunicative familiari sono perciò centrali per un funzionamento ottimale della famiglia come lo conferma  la letteratura scientifica di riferimento nel contesto di interesse. In virtù della pratica clinica e psico-forense, è stato possibile notare come in molte forme di disagio minorile siano rintracciabili disarmonie comunicative più o meno intense all’interno della famiglia e dell’ambiente sociale: a bambini che trovano molta difficoltà ad esprimersi verbalmente con chiarezza si affiancano adulti che non riescono a decodificare ed accogliere le comunicazioni spesso implicite dei bambini.

Ma questi eventuali luoghi di vita familiare deserti, luoghi di assenza o di difficoltà di parole che avrebbero potuto essere dette e che al contrario sono mancate, possono essere affrontati sviluppando capacità e competenze comunicative che facilitino uno scambio aperto e ed emotivamente profondo, in grado di favorire la messa in campo di nuove risorse e la condivisione di nuovi significati.

Ecco che la cura del “come” e del “che cosa” veicolata negli scambi comunicativi diviene cura della relazione tanto coniugale quanto genitoriale, di stirpe e con la comunità sociale.

Sostenere i genitori nell’assolvimento di questi compiti risulta la condizione fondamentale per garantire la promozione della persona e dell’autentica generatività.