In ricordo del professore Francesco Piemontese

La sorella, Mattia Carmela, ricorda il professore mattinatese scomparso pochi giorni fa
23 Febbraio 2017
Francesco Piemontese
Francesco Piemontese

Credente, umanista, educatore.

Un uomo amante della vita, gioioso, bozzolo destinato a diventare farfalla. Don Matteo, parroco della Chiesa della Santissima Trinità di Manfredonia (Foggia) ha cosi ricordato la figura di Francesco Piemontese, primo di otto fratelli, al suo funerale celebrato sabato 18 febbraio 2017.Erano presenti  parenti, amici e conoscenti. Molti di questi l’hanno accompagnato nell’ultimo viaggio verso la cappella di famiglia a Mattinata.

L’interesse di Franco non si limitava alla lettura dei Vangeli, ma comprendeva il Nuovo e l’Antico Testamento. Conosceva e ripeteva a memoria senza battere ciglio versi di Orazio, tratti dalle Odi, dalle Satire, versi di Cicerone. Nelle lunghe conversazioni telefoniche io accennavo a una parola in latino e lui mi ripeteva tutta la frase. Io accennavo a un aforisma di un filosofo e lui mi ripeteva tutto o quasi il pensiero di:

Socrate e le sue ultime ore di vita vissute con serenità, pur accusato ingiustamente di empietà;

Platone e del problema della giustizia, intesa come virtù che deve avere le sue radici più profonde nell’anima stessa dell’uomo e deve assumere valore di universalità, contro la tesi secondo cui la giustizia “è il diritto del più forte” ;

Aristotele, per il quale la giustizia è non solo elemento, ma condizione necessaria della società civile;

Kant, della sua metodicità, del dovere per il dovere, dell’imperativo categorico, delle legge morale dentro di ognuno e del cielo stellato sopra di noi;

Hegel , della Fenomenologia dello Spirito, della “figura” servo-padrone, della nottola di Minerva;

Rousseau e dell’educazione di Emilio. 

E come non ricordare i versi di Dante che mi recitava, in modo particolare l’ultimo canto del Paradiso: Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio...

Quando è nato il mio nipotino e mi ha chiesto il suo  nome : Alessandro , mio fratello mi ha raccontato tutta la storia di Alessandro Magno. Io stavo ad ascoltarlo. E, con orgoglio, riferivo ai miei figli la cultura di zio Franco. Con mio fratello bastava starci ed ecco che una lezione di italiano, di latino, di greco, di storia, di filosofia era bella e pronta. Con le vicissitudini della mia famiglia aveva incominciato  a interessarsi anche al diritto. E soffriva quando l’uomo del cuore, dell’intenzione morale rimaneva prigioniero del limite posto dal diritto. Aveva una grande stima delle Istituzioni ed è per questo che scriveva alle Forze dell’Ordine, alle Autorità civili , al Vescovo e a Papa Francesco. Non dimenticava di formulare gli auguri di Natale o di Pasqua, quest’ultima da lui privilegiata per il profondo significato per noi credenti. Un anniversario, una ricorrenza non passavano per lui inosservati. Rimaneva male, però, se al suo augurio non faceva seguito un ringraziamento . Pensava che ,con lo scritto prima e con il dialogo dopo, tante soluzioni si sarebbero potute trovare ai numerosi problemi della nostra famiglia, purtroppo, non ancora risolti. 

Vorrei ricordare mio fratello anche come amante della bicicletta: un regalo ricevuto da piccolo dagli zii e che poi è diventata la sua passione. Per caso, una volta, ho accennato al Santuario della Madonna del Ghisallo, Celeste Patrona dei ciclisti italiani e subito mi ha parlato della salita, della storia, del lato nord, del lato sud, del museo del ciclista. 

La sua disponibilità era senza limiti. Spesso gli chiedevo delle cortesie e lui sempre pronto a realizzarle. Qualche anno fa ha ritirato il premio per una mia alunna, che ha partecipato al concorso nazionale Re Manfredi di Manfredonia, classificandosi terza con la poesia: Dio è musica. 

In una lettera  mi ha scritto di non aver paura di salire il Monte dove si vede l’Altissimo e la Madonna che rappresentano la Verità’, la Giustizia e la Via della Saggezza e della Virtù.

Mattia Carmela Piemontese