Il Barbitonsore. L'espressione della barba nel tempo

La mostra, le opere e la presentazione sono a cura di Gianfranco Piemontese
11 Giugno 2016
Inaugurazione della Mostra d’arte domenica 12 giugno ad Orta Nova (FG) alle ore 21:00 presso la sala da barba il Barbitonsore in corso Aldo Moro n.6

Una mostra che vede insieme arti visive nelle opere di Domenico Caarella e l’arte del barbitonsore negli interventi di Franco Fazi. Alle 15 rivisitazioni xilografiche di Carella fanno da contrappunto 15 interventi che il barbitonsore Franco Fazi ha realizzato su altrettante barbe. La mostra, le opere e la presentazione sono a cura di Gianfranco Piemontese, storico dell’arte e docente del Liceo classico “Zingarelli” di Cerignola. Per questa mostra è stato pubblicato da Centro Grafico Editore un catalogo con fotografie di Barbara La Ragione e Andrea Simone, il testo critico di Gianfranco Piemontese. Domenico Carella fa parte di quella schiera di giovani artisti, uomini e donne, che nell’ultimo decennio hanno avuto affermazione non solo nel luogo di origine ma ampi riconoscimenti in quelle città che a ragione sappiamo essere attente all’arte, come Napoli e Milano.


Così Piemontese tratteggia della barba e dell’arte in “Artisti in barba”, nel testo introduttivo del catalogo:

“La presenza della barba nel mondo delle arti visive è attestata fin dall’antichità e fa parte a pieno titolo della Storia dell’Arte. Nei bassorilievi assiri di Ur e Ninive, i re e i soldati sono scolpiti di profilo con volti arricchiti da splendide barbe i cui riccioli si fondono con i capelli. Nel mondo greco la presenza della barba, nelle opere pittoriche e plastiche, si affermerà in pieno con l’ellenismo. Prima di allora, la lunga e fluente corolla di pelo più o meno irsuto, era stata solo tratteggiata come si può vedere nelle opere di Skopas o di Prassitele. Sarà in pieno ellenismo, e a partire dalle opere di Lisippo e fino ai giorni nostri che la barba, di fatto, segnerà i volti di uomini a cui farà corrispondere un pensiero filosofico e/o estetico.”


Sempre sulla barba e la sua presenza nei volti dei protagonisti Piemontese aggiunge:
”L’intervento di Carella è incentrato sulle figure degli artisti dal Rinascimento ai giorni nostri, una selezione ristretta a 15 esempi ma che potrebbe essere di gran lunga più estesa, perché dal momento che il fil rouge che ha caratterizzato gli uomini che hanno operato nel mondo dell’arte, è sicuramente la barba, che è stata una costante che li ha sempre accompagnati. Se poi ci si soffermiamo sul valore dell’autopresentazione relativa all’interiorità di ogni artista che è insita negli autoritratti, ci rendiamo conto di come la barba non sia solo un mero vezzo estetico, ma assurge a dichiarazione di valori, di impegno e di attenzione al mondo che lo circonda.”


Alla pratica artistica di Carella quella artigianale di Franco Fazi, che nel catalogo viene presentato da Piemontese così lo descrive nel brano intitolato “Barbe d’artista”:
“Diversamente da Carella, l’azione di Franco Fazi, nelle fotografie qui esposte, ci rappresenta il meglio della sua “produzione artistica” plastica. Sì, possiamo dire, senza timore di essere smentiti che, l’azione di Fazi alle prese con la barba dei tanti suoi affezionati clienti, si può definire come una sorta di scultura, visto l’intervento che egli pratica sulle masse di irsuti e ricciuti peli che contornano i volti. Sculture vere e proprie che lo vedono all’opera sostituendo, scalpelli e sgorbie, con forbici, rasoi, pettini e spazzole. Fazi da tempo ha scelto di operare facendo rivivere uno spazio, che è quello in cui oggi sono esposte le sue fotografie, dove l’arte barbitonsoria ha scandito il tempo degli uomini. Siamo ad Orta Nova, un centro originatosi nel XVIII secolo, cresciuto e sviluppatosi intorno alla tradizione agricola; ma la clientela di Fazi non è solo quella della cittadina in cui opera: qui giungono barbuti da tutta la provincia di Foggia, dalla regione e da fuori regione. Su questo suo modo di operare, è nato un vero e proprio brand, quello di “Barbitonsore”, che lo stesso Fazi ha registrato e sta proponendo in Italia e che inizia a riscuotere l’attenzione di molti/e suoi colleghi/e.”

Tra le opere di Carella e quelle di Fazi, appaiono anche due lavori, uno di Salvatore Lovaglio ed un altro di Mosè La Cava, che qui sono ospiti speciali. Artista navigato e tosato quasi alla maniera monacale, il primo, barbuto biancheggiante al sale e pepe il secondo. Entrambi provenienti da quella che a ragione si può definire la città storica e bella per antonomasia della provincia di Foggia: Lucera. L’incursione di Lovaglio e La Cava non è casuale, gli artisti che espongono sono in relazione con loro, Carella ha condiviso importanti laboratori artistici tenutisi nell’atelier di Lovaglio in una cornice arcadica come quella di Borgo San Giusto ai piedi della valle del Celone.


La serata artistica prevede anche il concerto IN UNPLUGGED del "Gipsy Trio", composto da:
Nunzio Ferro :chitarra manouche
Vittorio Menga:chitarra manouche
Nicola Scagliozzi: contrabbasso.