L'ignota poesia dell'abate Gregorio

L'opera poetica, pubblicata nel 2002 dal filologo medievale Bernhardt Pabst, è da noi quasi sconosciuta
9 Ottobre 2009
L’ignota poesia dell’abate Gregorio
L’ignota poesia dell’abate Gregorio

Può un testo capitale della letteratura medievale, inscindibilmente legato al territorio garganico essere studiato, conosciuto e divulgato a duemila chilometri di distanza e quasi del misconosciuto nelle terre ove è nato circa novecento anni or sono? E’ quanto accade all’opera poetica dell’abate Gregorio di Monte Sacro. Se i resti architettonici di quella che fu una delle più importanti abbazie pugliesi e di tutta l’area meridionale divengono sempre più oggetto di visite e anche di parziali restauri, tutt’altra storia accade all’opera letteraria dell’abate.

Nel 2002, viene pubblicato da Bernhardt Pabst, filologo medievale bavarese, docente universitario a Colonia, l’edizione completa dell’opera poetica dell’abate, dal titolo Gregor von Montesacro und die geistige Kultur Suditaliens unter Friedrich II, editore Franz Steiner Verlag. In questo volume di oltre mille pagine vengono pubblicati i 13.000 esametri del poema di Gregorio e Pabst espone l’inquadramento storico, i singoli argomenti trattati, il profilo letterario, lo stile, la composizione dei versi e la posizione di questa opera straordinaria nel contesto culturale dell'epoca federiciana.

Nei versi di Gregorio particolare attenzione è riservata alle discipline come la teologia, la musica, la botanica, l'’astronomia, la zoologia, la medicina, la storia. Segue l'edizione critica del testo con un ampio commento. Pabst, tra l’altro, riesce a provare che la glossatura avvenne sul Monte Sacro, nella supposta scuola monastica. Il volume è da noi quasi sconosciuto. Non vi è traccia di esso neanche nelle più fornite biblioteche di Capitanata.

Francesco Bisceglia (La Gazzetta del Mezzogiorno)

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