Ecco le laudi in dialetto garganico

Francesco Granatiero traduce Jacopone da Todi
10 Aprile 2009
Il poeta mattinatese Francesco Granatiero
Il poeta mattinatese Francesco Granatiero

A Pasqua con i Patrenústre grazie a Jacopone da Todi. Il poeta mattinatese Francesco Granatiero, ha pubblicato a Roma per le Edizioni Cofine il volume dal titolo Patrenústre ótte a ddenére. Pregare con Jacopone. Otto laude in dialetto garganico.

Il titolo è tratto dalla lauda Que farai frà Iacovone? di Jacopone da Todi e significa otto Paternostri di penitenza per ogni soldo di debito contratto con il peccato. Il sottotitolo, pregare con Jacopone, chiarisce lo spirito di questo volumetto. Il poeta umbro impressionò Granatiero fin dal liceo. Ma è a Pasqua 2007 che Granatiero, non riuscendo a pregare nel senso comunemente inteso, si affida alla fede di Jacopone, e prega traducendo Omo, mittite a ppensare e, nei giorni successivi, altre laude tra le più belle del frate francescano. Questi Patrenústre sono accompagnati da cd con letture di Granatiero e Messa mariana, all’organo di Antonino Di Paola.

Le laude furono scritte in volgare umbro e Granatiero è convinto che solo nella concretezza delle metafore attinte al mondo agricolo-pastorale, solo in un altro volgare, com’è il dialetto garganico, è possibile far rivivere oggi la forza della lingua viva, ora colta ed ora rozzamente popolare, ma sempre efficacissima, di Jacopone da Todi. Non esiste un documento letterario illustre in volgare garganico o di Capitanata, ma si può presumere che il lessico più arcaico dei nostri dialetti non sia molto distante dai corrispettivi volgari dell’epoca di Jacopone. Le trasposizioni di Granatiero rispettano ritmo, rima, significato, figure retoriche, registro, tono, colore: spero che il mio dialetto non sia troppo musicale. Questo potrebbe forse andare a scapito della sincerità dell’arte jacoponica.

Francesco Bisceglia (La Gazzetta del Mezzogiorno)